La curiosa strada di Palermo che ha sfidato re, rivoluzioni e un'antica maledizione urbana

Il Cassaro di Palermo, la strada più antica della città, tra potere, rivolte e una curiosità sorprendente che in pochi conoscono davvero.

16 gennaio 2026 18:00
La curiosa strada di Palermo che ha sfidato re, rivoluzioni e un'antica maledizione urbana - Foto: Dedda71/Wikipedia
Foto: Dedda71/Wikipedia
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Il Cassaro è quella parte di Palermo che non si limita a essere una strada: è una ferita antica, un confine di potere, una passerella su cui la storia ha camminato per tremila anni lasciando impronte che nessuno ha mai cancellato. Chi oggi percorre questo rettilineo perfetto, che taglia la città dal Palazzo dei Normanni al mare, non immagina quanto sia stato conteso, rimodellato, temuto e celebrato. Il suo nome affonda nella parola araba “al-Qasr”, il castello, e già questo basterebbe per intuire quanto profondamente la via sia intrecciata alle dominazioni che hanno plasmato Palermo. Fenici, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli: tutti hanno provato a farne un simbolo del proprio potere, eppure il Cassaro è sempre rimasto fedele a sé stesso, come se avesse una volontà propria.

La lunga vena della città che nessuno riuscì a spezzare

Il Cassaro è probabilmente la strada più antica d’Italia rimasta sul suo tracciato originale. Prima ancora che la città assumesse un volto riconoscibile, questo asse esisteva già, una linea che collegava l’altura interna al porto, garantendo movimenti, scambi e controllo del territorio. Era la via del potere, quella su cui si affacciavano i palazzi dei governatori, dove passavano i cortei regi, dove il popolo osservava i dominatori come fossero attori di un teatro continuo. Ogni dominazione lo ha modellato, eppure nessuna è riuscita a cambiarne la forma: rettilineo, saldo, irremovibile, come una spina dorsale che Palermo si è tenuta stretta attraverso i secoli.

Quando gli Spagnoli lo ribattezzarono Via Toledo, provarono a renderlo più moderno, più europeo, più “in posa”. Quando, dopo l’Unità d’Italia, divenne Via Vittorio Emanuele, doveva rappresentare un nuovo inizio nazionale. Ma per i palermitani, ostinati nel preservare identità e tradizioni, è sempre stato solo e soltanto “u Cassaru”, il nome che racchiude tutte le sue epoche senza sceglierne nessuna.

Il taglio verso il mare che cambiò per sempre Palermo

Fino all’Ottocento il Cassaro non arrivava al mare. Finiva prima, come una linea che non aveva il coraggio di completarsi. Fu il governo borbonico a decidere di prolungarlo fino alla Cala, un gesto che spaccò la città in due: da un lato chi vedeva in questa apertura verso l’acqua una rinascita urbana; dall’altro i nobili che temevano la perdita dell’intimità aristocratica che da secoli caratterizzava il loro tratto di strada.
Il nuovo collegamento con il porto trasformò il Cassaro in una vena pulsante che finalmente univa simbolicamente il palazzo del potere politico con il respiro commerciale della città. Da quel momento, Palermo non fu più la stessa. L’asse diventò lo specchio perfetto della sua identità mutevole: aperta, contraddittoria, luminosa, feroce, eterna.

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