La fontana ribelle di Palermo che ha sfidato qualcosa di impossibile
Nel cuore di Palermo una fontana ha attraversato secoli di spostamenti e leggende, custodendo un dettaglio poco noto che sorprende ancora oggi.
Un monumento che Palermo non è mai riuscita a dimenticare
In mezzo alla confusione delle strade palermitane c’è una fontana che, più di altre, sembra aver trovato il modo di rimanere al centro dell’attenzione. La Fontana del Garraffo, realizzata nel Seicento e collocata in origine nel cuore della Vucciria, non è soltanto un’opera barocca: è un simbolo del continuo movimento della città, un oggetto che Palermo ha spostato più volte senza mai riuscire davvero a separarsene.
L’opera, commissionata dal Senato cittadino e affidata allo scultore Paolo Amato, nasce in un periodo in cui la città si stava trasformando e voleva mostrare un volto più moderno. Chi osserva oggi le sue forme, così cariche di allegorie e figure, difficilmente immagina quante volte la fontana abbia dovuto affrontare traslochi improvvisi, restauri delicati e discussioni animate. Non è un semplice arredo urbano, ma la traccia visibile di un rapporto antico tra Palermo e la propria storia d’acqua, fatta di sorgenti, logge e piazze in perenne trasformazione.
La Vucciria, le critiche e il viaggio inatteso della fontana
Il primo capitolo della sua storia si svolge proprio nel mercato della Vucciria, quando la piazza era un punto cruciale della vita cittadina. La fontana venne collocata lì perché il luogo rappresentava il cuore commerciale e popolare della città, un posto dove il viavai quotidiano garantiva visibilità e centralità. Ma la sua presenza non fu accolta da tutti con entusiasmo: le dimensioni, le decorazioni e la complessità iconografica vennero giudicate da alcuni eccessive rispetto allo spazio disponibile.
Col passare degli anni, la piazza cambiò volto e la fontana iniziò a sembrare fuori scala, quasi intralcio più che decoro. Fu allora che si decise di spostarla in un luogo più aperto, una decisione che segnò il momento di maggiore rottura con la sua collocazione originaria. Da quel momento in poi, la Fontana del Garraffo diventò un monumento errante, destinato a cambiare posizione seguendo i mutamenti urbani e le scelte amministrative del tempo. Ogni spostamento lasciava dietro di sé discussioni, nostalgie e un senso di perdita, come se Palermo facesse fatica a trovare il posto giusto per un’opera che sembrava appartenere ovunque e in nessun luogo.
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