Terremoti e Ponte sullo Stretto: perché la scienza smentisce le paure

Come reagisce il Ponte sullo Stretto di Messina ai terremoti: dati scientifici, spiegazioni chiare e niente allarmismi

12 gennaio 2026 09:47
Terremoti e Ponte sullo Stretto: perché la scienza smentisce le paure - Credit foto Ponte sullo Stretto di Messina
Credit foto Ponte sullo Stretto di Messina
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Un terremoto di magnitudo 5 nel mar Mediterraneo, lontano dallo Stretto di Messina, ha riacceso il dibattito sui rischi sismici dell’area. A fare chiarezza è intervenuta la pagina social Ponte sullo Stretto di Messina, che ha colto l’occasione per spiegare, ancora una volta, come reagisce un grande ponte sospeso durante un terremoto. Un intervento di divulgazione scientifica che mira a contrastare letture allarmistiche e semplificazioni fuorvianti, spesso presenti nel racconto mediatico degli eventi sismici.

Ponti sospesi e sismi: perché sono diversi dagli edifici

Nel post viene ricordato che i ponti sospesi di grande luce sono tra le strutture più antisismiche esistenti. A differenza degli edifici tradizionali, che possono entrare in risonanza con le onde sismiche, queste opere hanno periodi di oscillazione molto lunghi, che le rendono poco sensibili alle frequenze tipiche dei terremoti. Non è un caso che nel mondo esistano ponti sospesi più vecchi del progetto messinese situati in aree dove si registrano sismi di magnitudo 8 o 9, valori ben superiori a quelli storicamente possibili nello Stretto. Come sottolineato, la scala Richter è logaritmica: passare da 7 a 8 significa un aumento enorme dell’energia liberata.

Come reagirebbe davvero il ponte sullo Stretto

È nel dettaglio tecnico che emergono le informazioni più significative. Secondo quanto spiegato dalla pagina Ponte sullo Stretto di Messina, ipotizzando un sisma con frequenza di un hertz, la risposta strutturale del ponte sarebbe intorno a 0,003, un valore quasi impercettibile. Anche durante un terremoto molto violento, le auto sull’impalcato subirebbero un’accelerazione di circa 0,005 g, inferiore a quella di una frenata dolce: gli occupanti non si accorgerebbero nemmeno del sisma.

Le torri, già naturalmente “desintonizzate” grazie alla loro altezza, sono inoltre dotate di 35 tonnellate di smorzatori antisismici ciascuna. Per questo, anche in scenari estremi, l’infrastruttura resterebbe operativa e potrebbe essere utilizzata dai soccorsi, come confermato dalla Protezione Civile. Il progetto, firmato dagli ingegneri giapponesi di IHI e da quelli danesi di COWI, nasce proprio per garantire sicurezza, resilienza e continuità operativa, al di là del catastrofismo che continua a circolare ignorando le basi della scienza.

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