La strada che doveva essere un giardino e invece ha cambiato per sempre il volto di Palermo

Via Notarbartolo a Palermo, nata col Piano Giarrusso dell’800: ville liberty, borghesia in fuga dal centro, Sacco di Palermo e grattacieli di cemento tra mare e Monte Cuccio.

11 febbraio 2026 18:00
La strada che doveva essere un giardino e invece ha cambiato per sempre il volto di Palermo - Foto: PacoSoares/Wikipedia
Foto: PacoSoares/Wikipedia
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​Dal sogno della città giardino alla fuga dalla Palermo vecchia

Se ti metti in mezzo all’incrocio con via Libertà e alzi lo sguardo verso monte, capisci subito che via Notarbartolo non è una strada qualsiasi, ma una linea che taglia Palermo dal mare fino a Monte Cuccio come una spina dorsale urbana. Nasce sulla carta nel 1885, con il Piano Giarrusso: la città vuole respirare a nord, fuori dal dedalo stretto dei vicoli del centro, e disegna un asse rettilineo di quasi 3 chilometri che, insieme a via Duca della Verdura, doveva unire la zona dell’Acquasanta con Villa Cupane, fondale prospettico settecentesco immerso nel verde. Si parla di arterie larghe 15–20 metri, incroci perpendicolari, isolati regolari: una Palermo che guarda ai boulevard europei, ma con l’odore di agrumi attorno.wikipedia

La borghesia medio-alta non aspetta che i lavori finiscano: fiuta l’occasione di allontanarsi da una città vecchia congestionata e insalubre e si sposta verso questi “nuovi quartieri settentrionali”. Tra fine Ottocento e primi del Novecento, lungo l’asse e nelle vie parallele spunta un modello preciso: la città giardino in salsa palermitana. Corpi bassi di due, massimo tre piani, stile liberty che in città sta esplodendo, giardini privati a schermare le facciate; il proprietario abita il piano terra con il suo fazzoletto di verde, affitta i piani sopra per rientrare dell’investimento. È un ceto che vuole aria, luce e rispettabilità, ma non rinuncia al decoro: ferri battuti floreali, bow-window, stucchi colorati, il Giardino Inglese poco più in là come passeggio quotidiano.wikipedia

Ferrovie, ponti e il taglio netto verso la periferia nord

Per i primi decenni, però, via Notarbartolo è una promessa incompiuta: si ferma all’altezza dell’attuale via Sciuti, poi diventa un sentiero polveroso che attraversa la ferrovia per Trapani e raggiunge via Malaspina con un passaggio a livello che segna il confine tra città “finita” e campagna. Le mappe degli anni Trenta mostrano bene questo troncone sospeso, una specie di strada in attesa di destino. Solo alla fine di quel decennio la via viene prolungata fino all’attuale piazza Ottavio Ziino, mentre i treni continuano a tagliare la zona con quel passaggio a livello che resterà nell’immaginario di chi abitava lì come un segno rustico, quasi di paese.wikipedia

Il vero salto arriva tra anni Sessanta e Settanta. Da un lato il comune decide di eliminare la linea ferroviaria in superficie verso Trapani e di costruire una nuova stazione a servizio del nord: nasce la stazione Notarbartolo, con i binari incassati in trincea e la via che li oltrepassa su un ponte, cancellando l’ultimo sapore rurale del tratto. Dall’altro, l’asse viene allacciato direttamente alla circonvallazione, via Regione Siciliana: il segmento tra via Malaspina e lo svincolo, una volta abbattuta Villa Cupane che ne frenava l’estensione, prenderà il nome di via Leonardo da Vinci, completando il corridoio continuo mare–monte che oggi leggiamo come un’unica colonna urbana che cambia cinque nomi ma resta la stessa spina.wikipedia

Dal liberty al cemento: quando il sogno verde si trasforma nel Sacco di Palermo

Il piano regolatore del 1886, nato per guidare con criterio questa espansione, resterà in vigore fino al 1941 senza grandi correzioni, mentre la città cresce spesso più in fretta delle norme. Nel 1939 il comune bandisce un concorso per un nuovo piano basato su una Palermo da 700.000 abitanti; nel 1959, una variante alza la previsione a 900.000 e, sulla carta, introduce il principio degli edifici più alti per “occupare meno suolo”, sacrificando porzioni importanti di verde. In pratica, quella scelta diventa il grimaldello del Sacco di Palermo: speculazione edilizia feroce, demolizioni di ville storiche, sostituite da palazzoni in cemento armato che cambiano per sempre il profilo della via.wikipedia

Via Notarbartolo è uno dei laboratori di questo passaggio. Tra anni Sessanta e Ottanta, le ville liberty che facevano da cerniera morbida tra strada e giardini vengono abbattute una dopo l’altra per lasciare spazio a condomìni alti, spesso senza lo stesso respiro di verde. Alcuni uffici della Regione Sicilia vengono piazzati proprio sul nuovo tratto verso la circonvallazione per rendere la lottizzazione più appetibile, attirare studi professionali, banche, assicurazioni. Gli stessi assi che dovevano ospitare una città giardino, a misura di famiglia borghese, si trasformano in corridoi di uffici, traffico e negozi, con la strada che da residenziale elegante diventa spina commerciale e amministrativa.wikipedia

La Notarbartolo che si attraversa oggi è il risultato di questo strappo: accanto al Giardino Inglese resistono poche ville sopravvissute, mentre la maggior parte delle facciate, dal ponte sulla trincea ferroviaria fino a via Libertà, raccontano gli anni del boom e delle licenze facili molto più di quelli della stagione liberty. È una stratificazione che si legge in pochi isolati: balconi in cemento anni Settanta sopra marciapiedi ridisegnati nel 2007 con percorsi tattili per non vedenti, panchine, fontane, mosaici e fioriere introdotte nel restyling per addolcire una sezione stradale ormai dominata dalle auto.wikipedia

Shopping, uffici e memoria in una sola prospettiva mare–monte

Oggi via Notarbartolo è tanto asse di shopping quanto corridoio di pendolari: negozi di abbigliamento, bar, uffici, assessorati regionali scandiscono il percorso, mentre la stazione del passante ferroviario porta ogni giorno migliaia di persone verso centro, aeroporto, periferie. Su uno dei lati si affaccia il Giardino Inglese, polmone storico che continua a bilanciare cemento e traffico; poco più in là compaiono le ultime ville liberty come relitti raffinati in mezzo ai condomìni.wikipedia

Se la guardi sulla mappa, la via è un filo che unisce mare e Monte Cuccio: anche se i nomi cambiano – via dei Cantieri, via Duca della Verdura, via Notarbartolo, via Leonardo da Vinci, via Castellana – la sensazione è quella di attraversare in linea retta più di un secolo di storia urbana, dalla Palermo ottocentesca che sognava i boulevard verdi a quella del Sacco che ha riempito ogni vuoto di cemento. Camminarla tutta, dal ponte sulla trincea fino all’incrocio con via Libertà, significa leggere in sequenza ambizioni, errori, compromessi di una città che lungo questo asse ha giocato una parte decisiva del proprio futuro.wikipedia

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