Scandalo al Cervello: tre dipendenti della camera mortuaria agli arresti domiciliari per corruzione
La Squadra Mobile di Palermo esegue un'ordinanza cautelare: accuse di associazione per delinquere e corruzione, indagini collegate a precedenti casi al Policlinico Paolo Giaccone.
Tre dipendenti della camera mortuaria dell'ospedale Cervello di Palermo sono stati posti agli arresti domiciliari nell'ambito di un'ordinanza cautelare del Gip eseguita dalla sezione Anticorruzione della Squadra Mobile. Le accuse sono pesanti: associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e corruzione per l'esercizio della funzione.
L'indagine, coordinata dalla Procura e avviata nei primi mesi del 2024, nasce da approfondimenti sui decessi ospedalieri e risulta collegata a quanto emerso nei mesi scorsi presso il Policlinico Paolo Giaccone, dove erano già scattate misure cautelari e indagini su fenomeni analoghi. L'operazione mira a far luce su presunte pratiche illecite all'interno della struttura sanitaria.
Dettagli dell'inchiesta
Secondo gli investigatori, i tre impiegati avrebbero fatto parte di un gruppo organizzato insieme ai titolari di alcune imprese funebri locali. In cambio di denaro, gli indagati avrebbero accelerato le pratiche per il rilascio delle salme, anche in assenza delle necessarie autorizzazioni comunali, e avrebbero indirizzato i familiari verso agenzie funebri concordate, creando un circuito privilegiato.
Le attività d'indagine hanno documentato episodi concreti di scambio economico. In particolare, relativamente alla morte di un cittadino irlandese a Palermo, le forze dell'ordine avrebbero filmato un passaggio di denaro di 500 euro tra dipendenti della camera mortuaria e referenti dell'impresa funebre coinvolta, considerato parte del sistema corruttivo.
Intercettazioni, microspia e tentativo di depistaggio
Gli investigatori hanno acquisito elementi tramite intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche che avvalorano le contestazioni. Durante le indagini è anche stata scoperta una microspia collocata nei pressi della camera mortuaria, circostanza che ha portato gli inquirenti a ritenere l'esistenza di un tentativo di ostacolare l'accertamento dei fatti.
Dopo la scoperta della cimice, i tre dipendenti sono accusati di essersi messi d'accordo su una versione condivisa da adottare nel caso di convocazione da parte della polizia giudiziaria, comportamento che, secondo la Procura, costituirebbe un chiaro tentativo di depistaggio e dimostrerebbe la consapevolezza delle condotte contestate.
L'ordinanza cautelare, con richiesta e motivazioni validate dal Gip, è stata eseguita dagli agenti della sezione Anticorruzione della Squadra Mobile. Le misure restrittive consistono negli arresti domiciliari per i tre dipendenti; l'indagine resta in corso e la Procura continua il coordinamento degli accertamenti.
Le verifiche in corso e il collegamento con le precedenti indagini al Policlinico sollevano interrogativi sulla gestione delle pratiche funerarie in strutture sanitarie cittadine, mentre gli inquirenti proseguono nella ricostruzione dei flussi economici e delle responsabilità. Non risultano al momento dichiarazioni ufficiali dall'ospedale né dalle difese coinvolte nelle misure cautelari.
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