Sicilia: quattro dighe piene ma l’acqua viene scaricata in mare per mancato collaudo

Gli invasi di Agrigento, Palermo, Trapani e Ragusa oltre i livelli autorizzati: 160 milioni di m3 accumulati, ma parte finisce in mare.

A cura di Redazione
24 febbraio 2026 10:28
Sicilia: quattro dighe piene ma l’acqua viene scaricata in mare per mancato collaudo - Foto: Renato Franceschin/Wikipedia
Foto: Renato Franceschin/Wikipedia
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Quattro dighe in Sicilia sono piene dopo le piogge invernali, ma gran parte dell'acqua viene rilasciata in mare: il motivo è il mancato collaudo che mantiene gli invasi di Agrigento, Palermo, Trapani e Ragusa oltre i livelli di guardia consentiti.

Nel bimestre gennaio-febbraio il sistema degli invasi siciliani ha incamerato circa 160 milioni di metri cubi d'acqua aggiuntivi. Gli esperti attribuiscono il recupero a correnti atlantiche che hanno interessato il Mediterraneo centrale; una stagione invernale 2025-2026 più generosa delle attese ha così ridotto l'emergenza idrica accumulata negli anni precedenti.

Cosa significa il mancato collaudo

Per ragioni tecniche e normative, fino al completamento del collaudo alcune dighe non possono essere autorizzate a mantenere l'acqua oltre certi livelli di guardia: per rispettare quei limiti gli operatori devono ricorrere agli scarichi di superficie, con conseguente dispersione in mare di acqua che altrimenti sarebbe disponibile per l'uso umano e agricolo. Questo meccanismo spiega perché, nonostante gli invasi siano pieni, parte della risorsa venga di fatto sprecata.

La situazione è stata commentata in rassegna stampa da Marcello Consolo, previsore meteo dell'Aeronautica militare, che ha sottolineato come il recupero sia reale ma ancora vulnerabile: se l'estate 2026 dovesse portare ondate di calore precoci già a maggio, il tesoro accumulato potrebbe rapidamente assottigliarsi.

Sul fronte della gestione, la fase di emergenza acuta sembra attenuarsi grazie alla riattivazione di dissalatori e a una gestione più capillare dei pozzi. Tuttavia, le autorità e i gestori idrici hanno davanti la sfida di amministrare con rigore ogni metro cubo immagazzinato: la gestione del territorio e scelte operative oculate determineranno se l'acqua raccolta arriverà alle utenze o verrà dispersa prima dell'autunno.

Il quadro è quindi di miglioramento rispetto all'anno precedente ma non esclude rischi futuri: la combinazione di vincoli normativi (collaudi non completati), condizioni meteorologiche variabili e capacità di distribuzione resta il fattore cruciale per trasformare le piogge recenti in una risorsa duratura per la Sicilia.

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