Cassazione riapre il processo 'Mani in pasta': annullate e rinviate alcune condanne
La Suprema Corte cancella aggravanti e ordina nuovo esame per diverse pene, fra cui la posizione di Giovanni Fontana.
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio alcune delle condanne emesse in appello nel processo "Mani in pasta" e ha disposto che la Corte d'appello riesamini le posizioni coinvolte. Tra i casi rimescolati dalla decisione c'è anche la posizione di Giovanni Fontana, che in secondo grado aveva ricevuto una pena di 10 anni.
Dettagli della decisione
La Suprema Corte non ha confermato integralmente la sentenza d'appello dell'ottobre 2024: la decisione ha comportato la caduta di alcune contestazioni ritenute tra le più gravi e l'eliminazione di aggravanti giudicate decisive per la determinazione delle pene. Per diversi imputati è stato disposto il rinvio davanti a un'altra sezione della Corte d'appello per la rideterminazione delle sanzioni. In base al verdetto, soltanto una parte delle responsabilità accertate in appello diventa definitiva.
La sentenza d'appello originaria aveva inflitto 32 condanne con pene fino a undici anni. Con la pronuncia della Cassazione alcune di queste misure saranno riconsiderate e potrebbero subire riduzioni o modifiche in relazione alla nuova valutazione delle aggravanti e delle contestazioni cadute.
Contesto dell'inchiesta
L'inchiesta "Mani in pasta" aveva ricostruito gli affari del clan dell'Acquasanta, riconducibile ai fratelli Gaetano e Giovanni Fontana. Le accuse contestavano il controllo di cantieri navali, il racket delle estorsioni, il traffico di droga e il reinvestimento dei proventi illeciti al Nord. Il procedimento aveva messo in luce una rete di interessi economici e criminali che si estendeva oltre la Sicilia.
La pronuncia della Cassazione produce ora effetti processuali concreti: il rinvio comporterà una nuova fase di giudizio in appello, durante la quale dovranno essere rivalutate le circostanze aggravanti e la quantificazione delle pene per gli imputati indicati nella decisione. Non emergono al momento date certe per le nuove udienze né dichiarazioni ufficiali pubbliche da parte delle parti processuali.
L'orientamento della Suprema Corte sottolinea l'importanza della verifica puntuale delle contestazioni e delle aggravanti nelle vicende complesse di criminalità organizzata, aprendo scenari di ridefinizione delle responsabilità e delle pene conseguenti. La riapertura del processo lascia aperti interrogativi sull'esito finale per gli imputati coinvolti e sugli sviluppi dell'attività investigativa collegata.
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