Criticità nei Bandi di Assegnazione dei Beni Confiscati: La Sottolineatura della Consigliera del Comune di Palermo

Palermo affronta un paradosso: ville confiscate senza progetti. Urge un cambio di rotta per il riutilizzo sociale! 🏚️➡️🏛️

A cura di Redazione Redazione
06 marzo 2026 19:14
Criticità nei Bandi di Assegnazione dei Beni Confiscati: La Sottolineatura della Consigliera del Comune di Palermo -
Condividi

Beni confiscati a Palermo: la denuncia della consigliera Di Gangi

Palermo si trova a un bivio critico, esattamente trent’anni dopo l’approvazione della legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. La consigliera comunale del Partito Democratico, Mariangela Di Gangi, alza la voce sulle gravi inefficienze che caratterizzano l’attuazione dell’ultimo bando per l’assegnazione gratuita di questi immobili. È emerso che molte ville confiscate non hanno ricevuto alcuna proposta progettuale, alimentando preoccupazioni per il futuro di questi beni.

“Che a Palermo diverse ville confiscate alla mafia siano rimaste senza un progetto di riutilizzo sociale non è accettabile,” ha dichiarato Di Gangi, sottolineando il significato emblematico della città nella lotta contro la criminalità organizzata. “L’uso sociale di questi immobili non è solo una risorsa economica per il territorio, ma un pezzo fondamentale della nostra identità e della nostra liberazione.” La consigliera ha evidenziato come alcuni immobili, in particolare quelli che richiedono ristrutturazioni costose, siano rimasti privi di offerte.

Uno degli aspetti critici segnalati riguarda la durata minima di sei anni per le concessioni, imposta dal bando, che di fatto ha scoraggiato gli enti del Terzo Settore dall’investire in beni che necessitano di sforzi economici significativi. “È paradossale – ha affermato Di Gangi – che proprio i beni che richiedono gli investimenti più ingenti e che potrebbero generare la maggiore ricaduta sociale ed economica sul territorio, rischino di rimanere abbandonati.” Questa scelta potrebbe minare il fine ultimo della legge, trasformando opportunità in inefficienze.

In aggiunta, un’altra criticità si fa strada: a oltre un anno dalla scadenza del bando, la graduatoria per alcune categorie di immobili, come uffici e magazzini, rimane ancora in sospeso. Questo ritardo penalizza gli enti del Terzo Settore, rendendo difficile la loro partecipazione a ulteriori bandi come quelli della Fondazione con il Sud.

“Senza la certezza del bene e dei tempi di concessione, si preclude a tante realtà palermitane l’accesso a risorse fondamentali per i loro progetti,” ha detto Di Gangi, che ha quindi chiesto all’Amministrazione comunale chiarimenti sulle modalità di concessione e sull’efficacia delle assegnazioni già avvenute.

Infine, la consigliera ha lanciato una proposta per il futuro, suggerendo di oltrepassare il sistema dei bandi. “Dobbiamo avviare percorsi di co-programmazione e co-progettazione con gli enti del territorio,” ha concluso, sottolineando come solo attraverso processi partecipati e condivisi si possa garantire che gli interventi siano sostenibili e realmente rispondenti ai bisogni della comunità.

In un periodo in cui la lotta per la legalità e per il riutilizzo di beni confiscati è più che mai attuale, il futuro di questi immobili rappresenta una sfida cruciale per la città di Palermo.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Palermo