Intascava tangenti da un boss: arrestato un dirigente della Regione Siciliana

La Procura di Palermo accusa Giancarlo Teresi di corruzione per aver favorito il boss Carmelo Vetro e la società Ansa Ambiente.

10 marzo 2026 10:16
Intascava tangenti da un boss: arrestato un dirigente della Regione Siciliana - Credit Foto Tribunale di Palermo
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Arresti e imputazioni in Sicilia. Nei giorni scorsi la Procura di Palermo ha disposto l'arresto di Giancarlo Teresi, dirigente del dipartimento Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana, e del boss agrigentino Carmelo Vetro, con l'accusa di corruzione aggravata per aver favorito Cosa nostra. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla polizia.

Le indagini e le contestazioni

Secondo l'accusa, Teresi avrebbe per anni asservito la propria funzione agli interessi privati di Vetro, ricevendo in cambio denaro. Gli investigatori hanno ricostruito almeno tre dazioni di denaro tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno. La società indicata come beneficiaria è la Ansa Ambiente s.r.l., gestita in modo occulto da Vetro, e attiva nell'intermediazione e nel commercio di rifiuti.

Gli inquirenti hanno posto sotto la lente i lavori affidati dal dipartimento di Teresi: bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini. I cantieri coinvolti riguardano i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.

Nel fascicolo compaiono anche altri nomi: il fratello di Vetro, Salvatore, e Antonio Lombardo, indicato come dipendente e amministratore formale della società collegata all'imprenditore mafioso. Gli investigatori stanno accertando ruoli e responsabilità nella rete di presunti favori e appalti.

Vetro, già in passato condannato per mafia con una pena definitiva di nove anni, sarebbe riuscito — secondo l'accusa — a bypassare le misure di prevenzione e la normativa sull'interdittiva antimafia, grazie all'intermediazione del funzionario regionale, ottenendo così la possibilità di operare in un settore sensibile come quello dei rifiuti. Nell'inchiesta viene citato anche il rapporto con figure quali Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro, elemento che gli inquirenti valutano nel quadro delle relazioni criminali.

Al momento le persone coinvolte sono accusate e le misure cautelari sono state eseguite; le indagini della Procura di Palermo proseguono per chiarire l'entità delle condotte contestate, la natura e l'iter degli appalti e l'eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti pubblici o privati. Non risultano al momento repliche ufficiali né da parte di Teresi né dalla Regione Siciliana riportate dagli atti divulgati.

L'episodio solleva interrogativi sul rischio di infiltrazione mafiosa nelle procedure di affidamento dei lavori pubblici e sulla necessità di rafforzare controlli di trasparenza e i presidi antimafia nelle gare e nei settori a maggior rischio ambientale e economico.

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