Abusi su una bambina a Palermo: la Procura chiede 28 anni per il padre
Il pm Cammarano contesta tutte le aggravanti: abusi sistematici su una minore di 9 anni, indagini partite da una segnalazione scolastica.
Palermo. La Procura di Termini Imerese ha chiesto ventotto anni di carcere per un uomo di 38 anni, accusato di aver abusato ripetutamente della figlia minorenne all'interno dell'abitazione di famiglia. In aula, davanti alla prima sezione della Corte d’Assise di Palermo, il sostituto procuratore Raffaele Cammarano ha illustrato le aggravanti contestate e ha motivato la richiesta con la gravità e la continuità degli atti commessi.
Il capo di imputazione riguarda abusi consumati su una bambina di nove anni al momento dei primi episodi, con una condotta descritta come sistematica. Il pubblico ministero ha contestato tutte le aggravanti previste, sottolineando la condizione di totale vulnerabilità della vittima e la ripetizione nel tempo delle violenze.
A far emergere i fatti non è stata un'azione preventiva degli organismi di tutela, ma una segnalazione interna alla scuola: nel febbraio 2024 la psicologa scolastica aveva rilevato dei tagli sul braccio della bambina, che la stessa alunna riferì di essersi procurata. La dirigente scolastica ha quindi avviato accertamenti che hanno dato il via alle indagini giudiziarie.
Il processo e le richieste dell'accusa
Il sostituto procuratore Raffaele Cammarano, nel corso della requisitoria, ha ricostruito una vicenda di violenza familiare reiterata, chiedendo per l'imputato la pena massima applicabile in relazione alle aggravanti contestate. La Procura di Termini Imerese sostiene che gli episodi non siano isolati ma parte di una dinamica protratta nel tempo.
La madre, separata dall'imputato, si è costituita parte civile e sarà assistita dall'avvocato Sergio Burgio, che annuncia la richiesta di risarcimento danni nel corso del procedimento. La decisione sulla quantificazione del danno patrimoniale e morale sarà valutata dal giudice durante il processo.
I fatti descritti sollevano anche questioni di responsabilità collettiva: secondo gli atti, la complessiva rottura del nucleo familiare ha contribuito a isolare la vittima, che per anni ha sopportato in silenzio. Solo la scuola — definita dagli inquirenti come l'ente che ha «fatto il suo dovere» — ha intercettato il disagio e attivato le procedure utili.
Il procedimento prosegue con le udienze davanti alla Corte d’Assise; spetterà ai giudici valutare la congruità della richiesta della Procura e stabilire la pena. Restano al centro dell'istruttoria la tutela della minore e la verifica di ogni responsabilità penale e civile connessa agli abusi denunciati.
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