Palermo: due tunisini fermati dalla Dda per apologia di terrorismo su TikTok e Instagram

La Dda di Palermo, guidata da De Lucia, accusa due cittadini tunisini di aver diffuso propaganda jihadista sui social.

A cura di Redazione
09 aprile 2026 12:16
Palermo: due tunisini fermati dalla Dda per apologia di terrorismo su TikTok e Instagram -
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Palermo, 9 aprile 2026 – La Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Palermo ha disposto il fermo di due cittadini tunisini, ritenuti responsabili di apologia di terrorismo per la diffusione di contenuti radicali sui social network. Secondo l'accusa, i due avrebbero utilizzato TikTok e Instagram per incitare alla jihad e al martirio, pubblicando immagini di miliziani armati e rappresentazioni della Casa Bianca in fiamme.

Le indagini, coordinate dal procuratore Maurizio De Lucia, ricostruiscono una serie di post e contenuti multimediali in cui sarebbe stata sostituita la bandiera statunitense con il vessillo dello Stato Islamico. Gli inquirenti descrivono la diffusione di tali immagini come finalizzata all'esaltazione della violenza e alla radicalizzazione attraverso piattaforme social ad ampia diffusione.

La struttura e il ruolo della Dda

La Dda di Palermo, organismo specializzato nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, ha competenze specifiche per coordinare indagini complesse su reati di matrice mafiosa e terroristica. L'operazione rientra nelle attività svolte da un organico di magistrati dedicati e in stretta collaborazione con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, secondo quanto riferito dagli investigatori.

Il provvedimento di fermo è stato adottato nell'ambito di accertamenti volti a stabilire natura, portata e responsabilità della propaganda online; le indagini proseguono per chiarire eventuali legami con reti più ampie e per ricostruire la diffusione dei contenuti sulle piattaforme coinvolte. Non sono stati forniti dettagli su provvedimenti successivi o sull'eventuale posizione difensiva dei fermati.

L'operazione evidenzia la crescente attenzione delle autorità giudiziarie e investigative verso l'uso dei social media come veicolo di propaganda jihadista, con un focus sulla prevenzione della radicalizzazione online e sul contrasto di contenuti che possano istigare alla violenza. Gli sviluppi dell'inchiesta saranno comunicati dalle autorità competenti secondo gli step procedurali previsti.

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