Sicilia: fermo dell'autotrasporto fino al 18 aprile, bloccati carico e scarico nei porti
Il Comitato trasportatori siciliani avvia uno sciopero che paralizzerà il sistema logistico e i rifornimenti fino al 18 aprile.
È scattato alla mezzanotte di oggi il fermo dell'autotrasporto in Sicilia proclamato dal Comitato trasportatori siciliani, che durerà fino al 18 aprile. L'iniziativa coinvolge l'intero sistema logistico dell'isola e ha l'obiettivo di esercitare pressione sul Governo nazionale fino all'ottenimento di impegni formali.
L'azione prevede in particolare il blocco delle operazioni di carico e scarico dei semirimorchi dalle navi, con effetti diretti sul trasporto intermodale e sulle attività nei porti commerciali. Secondo gli organizzatori ha aderito circa il 90% delle imprese del settore.
Non sono previsti blocchi stradali né presidi, ma l'iniziativa mira a interrompere i rifornimenti verso la grande distribuzione organizzata (GDO) finché non arriveranno risposte ufficiali dal Governo.
Cause della protesta
Alla base della mobilitazione il Comitato indica il forte aumento dei costi energetici e della gestione delle attività di trasporto, con una struttura dei costi definita dagli operatori sempre più insostenibile. In Sicilia, in un solo giorno, si è registrato un aumento del diesel di 5 centesimi, rendendo l'isola tra le regioni più care per i carburanti.
Tra le criticità sollevate figura il funzionamento del programma di sostegno Sea Modal Shift: i trasportatori chiedono maggiore chiarezza sui criteri di calcolo e sui tempi di erogazione dei fondi. Viene inoltre contestata la gestione delle risorse legate alla tassa europea ETS, attualmente versata agli armatori e poi allo Stato; i rappresentanti del settore chiedono che tali risorse siano indirizzate al Ministero delle Infrastrutture per potenziare gli incentivi al trasporto via mare.
Gli operatori esprimono anche preoccupazione per la possibile introduzione dell'ETS2 a partire dal 2028 e per le ripercussioni sui bilanci aziendali. A ciò si somma l'incertezza sul futuro del Sea Modal Shift, la cui programmazione attuale termina nel 2027 senza indicazioni su proroghe o riforme strutturali.
A pesare sulla decisione influiscono anche gli aumenti dei costi dei traghettamenti nello Stretto e delle tratte marittime in generale, che, secondo il settore, non sono stati adeguatamente compensati dagli interventi finora adottati.
Impatto e sviluppi
Nelle ore precedenti all'avvio del fermo si è svolto un confronto tra rappresentanti istituzionali regionali e i vertici del settore. È stata avanzata l'ipotesi di una convocazione ufficiale subordinata alla sospensione della protesta: condizione respinta dal Comitato, che ha confermato l'avvio del fermo.
La mobilitazione si inserisce in un contesto già segnato da difficoltà strutturali e tensioni sui mercati energetici. Gli effetti attesi includono possibili ritardi nella distribuzione delle merci e pressioni sui prezzi al consumo in tutta l'isola, con particolare impatto sulla catena di approvvigionamento alimentare.
Da monitorare nelle prossime ore e giorni sono la risposta del Governo nazionale, eventuali aperture a tavoli di negoziazione e lo stato operativo dei porti commerciali e della GDO. Il fermo è calendarizzato fino al 18 aprile; qualsiasi sviluppo ufficiale sarà determinante per la durata reale della protesta e per le contromisure da attivare.
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