Messina, 21 avvisi e misure cautelari: sequestri per traffico illecito di rifiuti e aggravante mafiosa

DIA e DDA peloritana eseguono arresti, sospensione imprenditoriale e sequestro di aree usate come discariche, rifiuti anche da cimiteri.

14 maggio 2026 12:06
Messina, 21 avvisi e misure cautelari: sequestri per traffico illecito di rifiuti e aggravante mafiosa - Credit Foto Polizia di Stato
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Messina — La Direzione Investigativa Antimafia (DIA), coordinata dalla DDA peloritana, ha eseguito un'ordinanza cautelare del GIP che ha portato agli arresti domiciliari di Nicola e Domenico Pellegrino e alla misura interdittiva per un imprenditore edile (sospensione dall'attività per un anno). In totale sono stati emessi 21 avvisi di garanzia; contestati reati tra cui trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità mafiosa, traffico illecito di rifiuti e gestione non autorizzata di rifiuti. È stata inoltre sequestrata un'impresa edile della provincia e un'autovettura intestata a un congiunto.

Dettagli delle indagini

La misura trae origine da un quadro indiziario definito grave dalla DDA: la Procura ha documentato che la intestazione fittizia di due autocarri e di un'impresa era funzionale a celare l'attività reale dei fratelli Pellegrino, i quali avrebbero acquistato e impiegato i mezzi per movimento terra, trasporto e smaltimento di materiali di risulta. L'azienda sequestrata sarebbe stata usata come schermo per le operazioni illecite.

Le indagini hanno ricostruito il coinvolgimento dei fratelli in quattro appalti pubblici relativi a lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza di tre edifici pubblici — tra cui due scuole — e a interventi per la riduzione del rischio alluvioni su torrenti di Messina. Su questa base il GIP ha ritenuto sussistente l'aggravante mafiosa in riferimento ai rapporti con la committenza pubblica.

Secondo gli inquirenti, i Pellegrino non si sarebbero limitati ai cantieri pubblici ma avrebbero gestito, dietro lo stesso paravento imprenditoriale, servizi di ritiro e smaltimento di materiali di risulta provenienti da edilizia privata. A vario titolo, oltre ai due arrestati e all'imprenditore colpito dall'interdizione, risultano indagate altre 19 persone a cui la DDA contesta il delitto di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e la gestione di rifiuti non autorizzata.

Le attività investigative, supportate da droni della DIA e dai mezzi navali della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Messina, hanno documentato l'illecita gestione di una rilevante quantità di rifiuti speciali (materiali da demolizione edili), compresa tutta la filiera dal ritiro al trasporto e allo smaltimento. Le aree utilizzate per lo sversamento sono state individuate e per tre di esse è stato eseguito il sequestro preventivo.

Nel corso delle attività è emerso che i fratelli avrebbero realizzato discariche abusive in più punti del territorio cittadino, con uno smaltimento complessivo stimato in oltre 200 metri cubi e documentati oltre 50 trasporti e sversamenti. Il sito maggiormente utilizzato sarebbe la foce di un torrente cittadino, dove gli sversamenti hanno creato un serio e concreto rischio idrogeologico, eseguiti anche nelle vicinanze di eventi di piena — tra cui le esondazioni verificatesi nei primi mesi del 2025 — quando la DIA ha filmato uno dei fratelli mentre sversava rifiuti a pochi metri dallo sbocco in mare.

Un altro sito è un terreno privato contiguo al torrente, la cui maggioranza delle quote societarie è stata confiscata a uno dei fratelli; lì gli investigatori hanno ricostruito oltre 50 operazioni di carico e scarico. In quel terreno sarebbero stati portati rifiuti provenienti, tra gli altri luoghi, dal cimitero monumentale di Messina e da quello di Granatari.

Le misure eseguite oggi riflettono l'esito di attività tecniche, osservazioni e riscontri sul territorio: con il sequestro di beni aziendali, veicoli e aree interessate dallo sversamento, gli organi inquirenti intendono bloccare la disponibilità dei mezzi utilizzati per l'illecita gestione dei rifiuti e la commissione dei reati contestati. La DDA e la DIA proseguono gli accertamenti e la notifica degli avvisi di garanzia prosegue per gli indagati coinvolti nelle varie posizioni.

Gli elementi raccolti saranno ora valutati nell'ulteriore sviluppo dell'azione penale, mentre restano al centro dell'attenzione le ricadute ambientali e la tutela del territorio e della sicurezza idrogeologica della città.

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