Palermo: vigile del fuoco condannato per lancio di ordigni alla sede Leonardo, escluso il terrorismo
La corte d'assise di Palermo condanna Luigi Spera a 4 anni e 9 mesi per getto pericoloso e detenzione di ordigni; esclusa la finalità terroristica.
La seconda sezione penale della corte d'assise di Palermo ha condannato Luigi Spera a 4 anni, 9 mesi e 15 giorni di reclusione per il lancio di oggetti incendiari contro la sede palermitana della società aerospaziale Leonardo. I giudici hanno riqualificato il reato inizialmente contestato come attentato a fini terroristici, escludendo però ogni aggravante con finalità eversiva.
Nel dispositivo la fattispecie originaria di attentato incendiario a fine terroristico è stata derubricata a getto pericoloso di cose. Spera è stato inoltre riconosciuto colpevole di detenzione e porto di ordigni micidiali e da guerra, reato per il quale ha ricevuto la pena complessiva sopra indicata, mentre i giudici hanno escluso l'esistenza di una finalità di natura terroristica o eversiva.
Nel procedimento sono comparsi anche altri due attivisti: uno è stato condannato per getto pericoloso di cose a 14 giorni di arresto, la seconda imputata per il reato di istigazione a delinquere è stata assolta perché il fatto non sussiste. I tre imputati sono stati difesi dagli avvocati Giorgio Bisagna e Alessia Trenta.
L'episodio contestato risale alla fine di novembre 2022, quando nel cortile dello stabilimento palermitano sono stati lanciati alcuni fumogeni e un oggetto incendiario; lo stabilimento era chiuso e senza dipendenti. La protesta era volta a denunciare la vendita di armamenti alla Turchia e il blitz è stato diffuso sui canali social della piattaforma Antudo.
La vicenda giudiziaria ha avuto una lunga evoluzione: a marzo 2024 Spera era stato arrestato con le accuse di attentato con finalità di terrorismo, detenzione e porto di ordigni micidiali e istigazione a delinquere. Successivamente la Cassazione, in un precedente pronunciamento, aveva stabilito che il lancio di fumogeni e l'azione dimostrativa non possedevano i requisiti per essere configurati come terrorismo, annullando con rinvio l'ordinanza del riesame. Il tribunale del riesame ha poi disposto la scarcerazione e Spera ha lasciato il carcere dopo oltre otto mesi di detenzione in regime di alta sicurezza, con misure cautelari meno afflittive come l'obbligo di dimora e l'obbligo di firma.
Nel motivare la sentenza i giudici hanno dunque distinto tra il carattere dimostrativo dell'azione e la pericolosità concreta degli ordigni posti in essere: pur escludendo la finalità eversiva, è stata ritenuta la responsabilità per condotte pericolose e per la detenzione di materiali potenzialmente micidiali. La decisione segna una derubricazione rispetto alle prime ipotesi accusatorie, pur non annullando le conseguenze penali legate all'uso e al possesso degli ordigni.
Il caso riapre il dibattito pubblico sul confine tra protesta politica e azione criminale quando sono utilizzati ordigni o strumenti incendiari, e mette in rilievo il ruolo dei canali social nella diffusione e nella documentazione di blitz militanti. Al momento non sono noti dettagli sulle eventuali impugnazioni della sentenza, che potrebbero essere presentate dai difensori nei prossimi gradi di giudizio.
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