Architettura magica tra roccia e sorgenti: le sorprendenti terme palermitane che non conosci

Scopri i Bagni di Cefalà Diana vicino Palermo: terme arabe autentiche, storia millenaria e una curiosità sorprendente.

A cura di Paolo Privitera
31 agosto 2025 18:00
Architettura magica tra roccia e sorgenti: le sorprendenti terme palermitane che non conosci - Foto: Filippo Barbaria/Wikipedia
Foto: Filippo Barbaria/Wikipedia
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I Bagni di Cefalà Diana, conosciuti anche come Terme Arabe, sorgono a circa 2 km a nord‑nord‑est di Cefalà Diana, nella città metropolitana di Palermo. Questo complesso termale risale alla fine della dominazione araba in Sicilia, probabilmente tra il X e l’XI secolo, con successive ristrutturazioni durante il periodo normanno sotto Ruggero II, come testimonia ancora oggi l’epigrafe cufica sulla facciata.
All’interno emergono resti romani inglobati nelle mura, tre vasche con sistema di adduzione e scarico, e archi a sesto acuto poggiati su colonne con capitelli corinzi — segni evidenti dell’evoluzione arabo-normanna di queste terme.

Architettura magica tra roccia e sorgenti

Il complesso si erge sul versante del Monte Chiarastella, a ridosso di una rupe dove affioravano sorgenti di acqua calda e fredda a circa 38°C, alimentando le vasche termali. La struttura esteriore, un cubo di pietra con una fascia di calcare e iscrizioni arabe, nasconde al suo interno una grande sala voltata, spezzata da un triplo arco che apre sulle vasche principali.
 Grazie al recupero avviato dalla Soprintendenza nel 1984 e l’istituzione della riserva naturale associata nel 1997, l’area ha conservato intatta la sua atmosfera mistica, incorniciata dalla vegetazione mediterranea e da grotte carsiche circostanti.

Il valore naturalistico e culturale oggi

La Riserva naturale orientata Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella, istituita nel 1997, tutela l’area termale, le sorgenti e il Monte Chiarastella fino a 700 m di altitudine. Qui convivono habitat carsici, boschi spontanei, grotte abitate da pipistrelli, falchi pellegrini, e una ricca flora mediterranea tra orchidee e vegetazione aromatica.
Nel contempo, i Bagni rappresentano un patrimonio culturale unico, simbolo dell’ingegno arabo‑normanno e meta di escursionisti e appassionati di archeologia, con un impatto sempre più studiato come “turismo lento” che unisce storia, natura e benessere.

Curiosità

Nel 1975, la Regione Siciliana espropriò l’area per pubblica utilità; ben prima, nel Settecento, il barone Niccolò Diana trasformò l’unica grande vasca settentrionale in tre vasche distinte, come ancora si vedono oggi: un curioso gesto di ingegneria termale tipico dell’aristocrazia palermitana.

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