La Riserva che Palermo ha cercato di nascondere per oltre due secoli

Ficuzza, il cuore nascosto di Palermo: storia, natura e una curiosità sorprendente che svela l’origine segreta del suo nome antico.

14 gennaio 2026 21:00
La Riserva che Palermo ha cercato di nascondere per oltre due secoli - Foto: Pequod76/Wikipedia
Foto: Pequod76/Wikipedia
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C'è un punto, alle porte di Palermo, dove il silenzio della natura sembra custodire qualcosa di più grande della semplice bellezza. Ficuzza, con la sua estesa riserva voluta da Ferdinando III di Borbone, non è soltanto un rifugio di boschi, rocce e animali. È un luogo che da oltre duecento anni alimenta storie, sospetti, memorie e passioni mai davvero sopite. Camminare qui significa sfiorare un passato che non ama farsi toccare, un passato che resiste tra querce secolari, massi antichi e il profilo imponente della Real Casina di Caccia. Eppure, dietro la tranquillità apparente, vive l’eco di decisioni politiche, di ribellioni popolari e di incontri segreti che hanno inciso sul destino dell'intera area palermitana.

La Riserva dei Borbone e la fuga dalla storia

Quando Ferdinando III approdò in Sicilia in fuga dai tumulti continentali, cercò un posto che fosse lontano, protetto, quasi intoccabile. Scelse Ficuzza. E lì volle costruire la Real Casina, non come semplice dimora, ma come simbolo del suo potere spezzato e della sua volontà di ricominciare. Il bosco divenne una sorta di regno personale, uno spazio dove tornare padrone, lontano dalla corte e dagli intrighi.

Gli abitanti delle zone vicine ricordavano la presenza dei soldati borbonici, che controllavano ogni accesso alla foresta. Qui si cacciava, si studiava la natura, si prendevano decisioni che avrebbero toccato la gestione delle terre circostanti. E intanto la riserva cresceva, inglobando sentieri antichi e territori attraversati da pastori, cacciatori e viaggiatori. Ficuzza non fu mai un bosco qualsiasi: per un lungo periodo fu un territorio separato, quasi sospeso tra la volontà del re e la vita quotidiana della popolazione.

Un mosaico naturale che ha sfidato il tempo

Oggi Ficuzza è una delle aree forestali più imponenti della Sicilia, un mondo dove convivono rocce calcaree, fitti boschi e una fauna che ha trovato qui il suo ultimo rifugio. Le guide locali raccontano spesso che, nei momenti più quieti del mattino, si può udire il passo leggero dei daini o vedere il guizzo rapido della martora tra le piante. Non è romanticismo: è la realtà di un ambiente che ha saputo salvarsi grazie alla sua stessa vastità.

Il territorio ospita la Massicciata della Rocca Busambra, un colosso naturale che domina l’intera riserva. A guardarlo dal basso sembra quasi un guardiano immobile, un custode che controlla ogni movimento sotto di lui. Gli studiosi sottolineano quanto questo ambiente sia prezioso: specie vegetali rare, corsi d’acqua stagionali, grotte naturali e tracce di presenza umana antichissima, tutte fuse in un equilibrio che altrove sarebbe ormai perduto. Le giornate a Ficuzza hanno un ritmo diverso, e chi attraversa questi sentieri finisce sempre per percepire una strana sensazione di continuità, come se la natura avesse deciso qui di non cedere alla modernità.

Curiosità: la vera origine del nome Ficuzza

Una delle curiosità più affascinanti riguarda proprio il nome del borgo: molti pensano derivi dall'abbondanza dei fichi, ma gli studiosi hanno dimostrato che il nome non ha alcun legame con il frutto. L'origine più accreditata risale invece al termine arabo "Fuqūṣah", riferito a una località fortificata o a un luogo sopraelevato

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