Il borgo fantasma palermitano rinato dalle fiamme bizantine
Filaga, frazione di Prizzi in provincia Palermo: casale bizantino del 750 d.C. con vivaio di tinche, ferrovia cremagliera e baroni che sfidarono la mafia.
Filaga, conosciuta anche come La Filaca, è l’unica frazione del comune di Prizzi (PA) con circa 220 abitanti, posta in una conca a 828 m s.l.m. e oggi nota come meta di villeggiatura estiva per la salubrità dell’aria e il paesaggio incontaminato.
Geografia
Il borgo è circondato da montagne che superano i 1.000 metri e si sviluppa lungo antiche vie di comunicazione tra i territori di Palermo e Agrigento. Nei dintorni, nelle grotte verso Montescuro, sono stati rinvenuti reperti dell'età del rame, a testimonianza di una frequentazione del territorio molto antica.
Storia
Le origini di Filaga si ricollegano a un antico presidio bizantino denominato Phylaké (Φυλακή), sorto intorno al 750 d.C.: il toponimo potrebbe derivare dal greco bizantino φυλακεῖον («posto di guardia») o da φάκλα («fiaccola»). Il presidio aveva la funzione di proteggere gli insediamenti dell’entroterra e le vie verso Palazzo Adriano, Bivona, Castronovo e Vicari.
Nel Medioevo il territorio fu legato a una fitta realtà monastica: il cenobio di monaci siculi-greci di San Cristoforo e numerosi eremitaggi configurarono la zona come regione monastica del Vallo di Mazara. Con l’arrivo degli Arabi, nel IX secolo, i presidi bizantini, compreso Phylaké, si arresero e la regione subì trasformazioni produttive con piantagioni estensive di ulivi, mandorli e vigneti.
Con i Normanni la donazione di terre e rifondazioni monastiche segnarono la presenza dei Bonello; nel XII secolo Matteo Bonello rifondò i monasteri di San Cristoforo e San Michele, portando poi alla costituzione del primo priorato latino nella Sicilia normanna. In epoche successive il borgo ospitò un ospedale (Hospitalis Flace) e fu per un periodo sotto il controllo dei cavalieri teutonici, prima di ritornare ai monaci cistercensi.
Dal XV al XVIII secolo la presenza di coloni albanesi (arbëreshë) da Palazzo Adriano segnò interventi di bonifica: costruzione di canali, acquedotti, un abbeveratoio, un granaio e strutture tuttora riconoscibili in via Duomo. Particolarmente rilevante fu la costruzione della Zachia (o Viviero di sant'Antonio), un grande bacino che divenne vivaio ittico e istituzione caritativa per i poveri; intorno ad essa si sviluppò una chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate. Il lago venne prosciugato nel 1797.
La fine del XVIII secolo fu segnata dalla politica borbonica: nel 1787 Domenico Caracciolo incamerò i possedimenti ecclesiastici portandoli nella Real Commenda della Magione. Nel 1792 il barone Pietro Rostagno ottenne l’enfiteusi del feudo della Flaca e promosse la costruzione di un nuovo insediamento. Nel 1795 nacque così il borgo progettato secondo il modello dell’ingegnere Carlo Chenchi e dell’amministratore Saverio Simonetti, composto da 50 case organizzate in cinque isolati e battezzato San Ferdinando Bon Riposo in onore di Ferdinando VI. Questo impianto rappresenta un documento significativo dell’urbanistica rurale illuminista in Sicilia.
Nel corso dell’Ottocento i possessi passarono dai Rostagno ai marchesi Arezzo. Figure come Orazio Arezzo e suo figlio Emanuele (1875–1935) si distinsero per interventi a favore dei contadini: censimenti delle terre, creazione di casse rurali e promozione di un moderatismo cattolico ispirato alla Rerum Novarum. Contemporaneamente il movimento socialista locale si organizzò attorno a Giuseppe Cascio, dando vita a un vivace clima di scontro e confronto sociale.
Tra le vicende del Novecento: dal 1814 al 1859 il borgo dipese dal distretto di Bivona (provincia di Girgenti); con decreto del 16 giugno 1859 la borgata fu riunita al Comune di Prizzi. Nel periodo fascista tornò l’antico nome Filaga e nel 1932 Benito Mussolini inaugurò l’acquedotto di Montescuro. Negli anni trenta il borgo si ampliò con nuove abitazioni, una scuola e una stazione ferroviaria, arrivando a circa 800 abitanti. Nel 1943 l’area subì bombardamenti dell’aviazione alleata per la presenza di presìdi tedeschi, costringendo la popolazione a rifugiarsi nelle grotte.
Nel secondo dopoguerra la riforma agraria del 1950 portò all’assegnazione di 27 nuove case coloniche; nel 1970 l’ESA dotò la borgata di un nuovo edificio scolastico, una nuova chiesa e alloggi oggi di proprietà del Comune di Prizzi. Tra il 1991 e il 1995 Filaga ospitò gli stages di formazione politica del movimento La Rete, guidato da Leoluca Orlando.
Oggi la borgata conserva una forte identità storica e religiosa: il rito bizantino mantiene i legami con Palazzo Adriano e la festa patronale di Sant’Antonio Abate, celebrata ad agosto, rimane un appuntamento comunitario. La presenza della Stazione di Filaga è documentata nella trattazione delle infrastrutture ferroviarie locali.
Filaga si presenta così come un piccolo borgo rurale dove si sovrappongono stratificazioni storiche che vanno dall’età del rame al periodo bizantino, dalle bonifiche arbëreshë alle riforme sette-ottocentesche, fino alle trasformazioni del Novecento, offrendo oggi un paesaggio ricco di memoria e un’offerta di turismo estivo legata alla natura e alle tradizioni.
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