Il luogo palermitano dove le mummie che sfidano il tempo con occhi aperti
Cimitero dei Cappuccini a Palermo, catacombe dal 1599 con 1.284 corpi mummificati naturalmente: nobili, bambini e monaci in nicchie umide come memento mori eterno.
Il frate che non marciva e la folla devota
Scendi i gradini sotto la chiesa di Santa Maria di Pazzi in piazza Cappuccini, e l'aria si fa densa, umida, carica di un odore che è terra, essenza umana e tempo sospeso: qui, nel 1599, frate Silvestro da Gubbio muore e il suo corpo resta intatto, pelle secca ma volto sereno. I cappuccini decidono di esporlo come monito – "ricordati che devi morire" – e nasce la tradizione: dal XVI secolo, 1.284 corpi e 665 urne riempiono corridoi labirintici, divisi per casta, età, professione. Monaci in tonache ruvide guidano i primi visitatori, confratelli che pagano per la nicchia eterna, nobili che vogliono sfoggiare abiti di seta anche da morti.
Cammina tra i preti vestiti da prelati, con stole e croci pettorali; vergini in abiti bianchi nuziali, con nastri e guanti; bambini in marsupio da marinaio, visi angelici congelati nel sonno. L'aria ferma, 17°C e 85% umidità, fa il miracolo: corpi secchi come pergamena, vestiti intatti dal 1700, orologi fermi alle ore fatali. Rosalia Lombardo, 2 anni, imbalsamata 1920 dal professor Salafia con formula segreta – formaldeide, glicerina, solfato zinco – dorme in vetro con ciglia perfette, occhi socchiusi che sembrano aprirsi al buio.
Corridoi di classi sociali e rituali oscuri
Ogni galleria un ritratto sociale: "Preti" con piviali, "Nobili" dame con ventagli e gioielli, "Professioni" farmacisti con bilance, vigili con elmetti. Maschi a sinistra, femmine destra, bambini in fondo come innocenti; frate Filippo Bonanno dal 1911 con tonaca nuova ogni 50 anni. Metodo semplice ma crudele: aria secca essicca, aceto sterilizza, poi nicchia pagata dai vivi – 100 scudi per perpetuo, rinnovabile. Chiuso 1920 per saturazione e scandali, riapre per turismo controllato: flash proibiti, silenzio imposto, eco di passi che sveglia sussurri.
Leggende di Cagliostro nascosto, occhi che seguono i visitatori, bambini che giocano di notte. Palermo ci va da ragazzi per scommesse, ne esce cambiata: "tutti uguali alla fine", dicevano i frati.
Memento mori che sfida il moderno
Oggi 300.000 visitatori annui scendono questi scalini: non horror show, ma lezione cruda di transitorietà, dove ricchi e poveri maruiscono fianco a fianco. Rosalia, "la bella addormentata", attira scienziati per il segreto Salafia riscoperto 2007; Paolo Borsellino rifiutò trasloco qui. Frati cappuccini lo custodiscono, messe settimanali tra mummie mute. È Palermo nuda: fede popolare, orgoglio siciliano, un abbraccio alla morte che altrove spaventa.
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