Procuratore: la riforma Nordio mette a rischio autonomia e indipendenza della magistratura

Un procuratore avverte che la riforma costituzionale proposta rischia di creare un potere autoreferenziale del pubblico ministero, indebolire l’equilibrio tra i poteri e lasciare vaste incognite sulle norme attuative.

A cura di Redazione
18 febbraio 2026 05:51
Procuratore: la riforma Nordio mette a rischio autonomia e indipendenza della magistratura -
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Roma, oggi — Un procuratore ha definito la proposta di riforma costituzionale nota come riforma Nordio un possibile pericolo per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Secondo l’interlocutore, il cambiamento verrebbe introdotto soprattutto sul piano sostanziale, pur lasciando intatti molti riferimenti formali ai valori costituzionali.

Cosa cambia subito: la riforma prevede la nascita di un potere speciale del pubblico ministero, quasi scollegato dalla giurisdizione, con un Consiglio superiore posto sullo stesso livello costituzionale di quello dei giudici. Questo nuovo Consiglio sarebbe composto prevalentemente da pm e da laici (in larga parte avvocati), mentre il ruolo del procuratore generale della Cassazione e la presenza del pm nella Corte disciplinare restano poco chiari.

Il rischio di autoreferenzialità è al centro delle preoccupazioni: un Consiglio composto soprattutto da pubblici ministeri valuterebbe le carriere delle proprie controparti senza mediazione giudiziaria, creando la possibilità che il pm diventi un potere autonomo e autoreferenziale. Da qui, secondo il procuratore, la probabilità che una prima riforma venga seguita da interventi successivi volti a riequilibrare i poteri, con il rischio che il controllo diventi esecutivo.

Norme applicative e metodo di approvazione

Incognite normative: molti aspetti rilevanti della riforma — compresa la composizione dettagliata della componente laica e le maggioranze richieste per la loro designazione — sono rinviati alla legislazione ordinaria. Questo crea dubbi perché la reale portata della riforma sarà chiara solo dopo l’approvazione delle cosiddette norme applicative.

Il procuratore sottolinea anche il profilo procedurale: la riforma è stata approvata in Parlamento con scarsa discussione nelle aule, un metodo che non tranquillizza sulla trasparenza e sul processo che regolerà l’adozione delle norme attuative.

Sul tema delle risorse: la riforma non risolverà le esigenze concrete dei cittadini di una giustizia più veloce e più giusta. Anzi, una parte delle risorse necessarie al sistema sarà destinata a istituire il secondo Csm e la Corte Disciplinare, spiegando perché la riforma non può essere considerata la panacea dei problemi del processo.

Separazione delle carriere: inserire in Costituzione il principio della separazione delle carriere — oggi già regolata dall’ordinamento — introduce un termine nuovo che, a detta del procuratore, è più simbolico che sostanziale e poteva essere affrontato con strumenti di legislazione ordinaria. Il vero nodo problematico, invece, sarebbe la modalità di elezione e il sorteggio dei nuovi componenti.

Sorteggio e rappresentatività: il meccanismo di sorteggio per togati e laici non elimina le correnti interne alla magistratura e rischia di affidare al caso la rappresentanza di ciascuna corrente. Senza regole territoriali, il sorteggio potrebbe generare composizioni squilibrate — per esempio componenti provenienti quasi tutti dallo stesso grande distretto — con effetti perturbatori sulla conoscenza delle realtà locali e sulla governabilità dei Consigli.

Opacità e contatti esterni: il procuratore avverte che il sorteggio è destinato a creare nuove opacità e potenziali contatti clandestini tra i nuovi componenti e soggetti esterni. In proposito è stata ricordata l’immagine simbolica della cosiddetta "notte dell’hotel Champagne" come esempio di rapporti pericolosi tra consiglieri e parlamentari.

Corte disciplinare: la nuova Corte disciplinare è vista con sospetto: si tratta di un giudice speciale limitato alla magistratura ordinaria, con un sistema di appello delle decisioni di primo grado che suscita critiche dottrinali. Il procuratore osserva che una soluzione alternativa più equilibrata sarebbe stata una corte con competenza su tutte le magistrature e con ruoli anche sulle autorizzazioni per indagini particolarmente invasive.

Il ruolo del pubblico ministero: nella visione del procuratore, al pm si richiedono senso della Costituzione, equilibrio, professionalità e rispetto per tutte le parti del processo. La riforma corre il rischio di trasformare il pm in un "avvocato dell’accusa" o peggio in un "avvocato della polizia", snaturando il suo compito di accertamento della verità. Per questo è fondamentale che il pm mantenga intatte le prerogative nei confronti della polizia giudiziaria, oggi prevista dall’art. 109 della Costituzione.

Il procuratore cita Luigi Einaudi: l’arbitrio poliziesco è pronto a servire "nuovi tiranni" se la polizia giudiziaria non resta mero organo della giustizia, a sottolineare il rischio che un controllo esecutivo sulle indagini si traduca in abuso di potere.

Bilanciamento dei poteri e garanzie per i cittadini: a giudizio del magistrato, mantenere l’autonomia del pubblico ministero rispetto all’esecutivo è una garanzia per chi governa oggi e per chi domani sarà opposizione. Un pm soggetto all’esecutivo può diventare strumento contro gli avversari della maggioranza, con conseguenze negative per lo Stato di diritto.

Le osservazioni del procuratore rilanciano il dibattito pubblico sul referendum, richiedendo al tempo stesso attenzione alle norme attuative e alle ricadute concrete di una riforma che, più che risolvere i problemi della giustizia, potrebbe introdurre nuove fonti di squilibrio fra i poteri dello Stato.

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