Sicilia: avanzo da 2,15 mld «congelato», conti e demografia sotto la lente del governo Schifani
Il Bilancio 2024 mostra un avanzo formale ma inutilizzabile senza la parifica; l’isola perde oltre 50.000 persone e fatica a spendere il PNRR.
La Regione Siciliana dichiara un avanzo di 2,15 miliardi nel Bilancio 2024, ma quel risultato contabile resta per ora inutilizzabile: manca la parifica della Corte dei conti sui rendiconti 2020-2024 e gran parte delle somme è vincolata o impegnata per debiti pregressi.
Il presidente Renato Schifani, che ha presentato il bilancio, mette in evidenza il numero positivo; i controlli amministrativi però mostrano una realtà più complessa. Il risultato di amministrazione è pari a 12,5 miliardi, ma contiene fondi vincolati, crediti incerti e un prestito statale — il Fondo anticipo liquidità — di circa 2 miliardi, che non è disponibile per nuove spese.
Bilancio, residui e vincoli
Nel dettaglio emergono i residui: circa 17,5 miliardi di residui attivi (crediti che la Regione dovrebbe incassare) e 12,6 miliardi di residui passivi (debiti già maturati). Tra questi ultimi, 3,2 miliardi riguardano il sistema sanitario, 1,3 miliardi sono trasferimenti dovuti a Comuni e Liberi Consorzi e tra 800 milioni e 1 miliardo spettano a fornitori e cooperative, spesso in attesa da anni. Le società partecipate registrano circa 3,5 miliardi di debiti: 39 su 93 chiudono in perdita.
Senza la parifica della Corte dei conti i 2,15 miliardi restano una cifra priva di immediata spendibilità: tecnicamente l’avanzo è un fatto contabile ma non una disponibilità liquida che la Regione può spendere oggi.
Demografia, PIL e fragilità produttiva
La Sicilia conta quasi cinque milioni di abitanti ma nel 2023 ha perso oltre 50.000 persone: 36.000 nascite, 67.000 decessi e circa 22.000 partenze. Il PIL regionale è di 88 miliardi e il reddito pro capite si attesta sui 18.000 euro, tra i più bassi in Italia. L’economia è dominata dai servizi (75%, con Pubblica amministrazione, sanità e istruzione oltre il 25%), seguiti da commercio, turismo e trasporti (22%), industria (15%) e agricoltura (4%).
A questi elementi si aggiungono infrastrutture insufficienti, problemi legati a cambiamenti climatici — tra cui siccità e ondate di calore — e una produttività che fatica a decollare, marcando una lenta erosione demografica ed economica.
PNRR: risorse molte, spesa bassa
La Sicilia figura tra le principali destinatarie del PNRR, con una quota stimata di circa 32 miliardi tra fondi diretti e indiretti. Le priorità finanziate sono infrastrutture, digitalizzazione, transizione ecologica, sanità e istruzione. Eppure, l’attuazione procede a rilento: nelle principali missioni la spesa effettiva resta sotto il 20–25%.
Le criticità indicate sono ripetute: ritardi nei bandi, difficoltà progettuali degli enti locali e carenze amministrative. Il rischio è che le risorse non si traducano in cantieri e servizi entro le scadenze del 2026, trasformando stanziamenti certi in opportunità perdute.
Impatti e responsabilità politiche
Il bilancio e l’attuazione del PNRR pongono due fronti di valutazione per il governo di Schifani: la gestione dei conti pubblici e la capacità amministrativa di trasformare risorse in opere effettive. L’apparente avanzo è temperato da residui e vincoli che limitano la capacità di spesa; la mancanza di parifica per cinque anni di rendiconti (2020-2024) accentua l’incertezza.
Per i servizi essenziali — sanità, pagamenti a fornitori, trasferimenti ai Comuni — la combinazione di debiti arretrati, crediti incerti e risorse bloccate può tradursi in rallentamenti concreti. Se non si sbloccano la parifica e l’effettiva spendibilità dei fondi, la retorica dell’avanzo rischia di restare esibizione contabile senza ricadute immediate per i cittadini.
La partita ora si concentra su due scadenze: l’esito della parifica da parte della Corte dei conti e il ritmo di spesa del PNRR nei prossimi mesi, determinanti per stabilire se i numeri potranno trasformarsi in interventi reali sull’isola.
11.8°