Fave di San Giovanni in Sicilia: riti comunitari, «quarare» e le due ricette della tradizione

Tra Castelbuono e Ragusa la festa di San Giovanni riporta in piazza le fave: grandi caldaie comunitarie o favette fresche per la vigilia.

24 giugno 2026 11:49
Fave di San Giovanni in Sicilia: riti comunitari, «quarare» e le due ricette della tradizione -
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La festa di San Giovanni Battista in alcune zone della Sicilia è ancora segnata da pratiche alimentari che uniscono rito e convivialità. Fave bollite o fresche accompagnano la vigilia e il giorno della festa, in alcune comunità come segno di identità popolare e di condivisione.

Tradizioni locali

A Castelbuono la preparazione delle fave si lega alla pratica delle «quarare», grandi caldaie preparate all'aperto per il vicinato: un rito collettivo in cui il cibo diventa elemento di socialità. A Ragusa la tradizione è invece legata alle fave fresche, consumate in occasione della vigilia, con modalità più domestiche ma altrettanto radicate.

Fave siciliane di San Giovanni: la versione semplice tradizionale

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 g di fave secche con la buccia

  • 1 foglia di alloro

  • sale q.b.

  • acqua abbondante

Per il condimento:

  • olio extravergine d'oliva

  • sale

  • pepe nero

  • poco aceto (facoltativo)

Preparazione:

  1. Mettere le fave secche in ammollo per tutta la notte in abbondante acqua fredda. Questo passaggio è cruciale per ammorbidirle.

  2. Il giorno dopo scolare, sciacquare e trasferire le fave in una pentola capiente con acqua pulita e una foglia di alloro.

  3. Cuocere lentamente per circa 2 ore, o finché le fave non sono morbide; aggiungere il sale a metà cottura per mantenere le fave più tenere.

  4. Quando sono pronte, scolare e servire calde, ancora con la buccia. Preparare a parte un pinzimonio con olio, sale, pepe e un goccio d'aceto.

La modalità di consumo è semplice e comunitaria: si apre o si schiaccia la fava, si estrae la polpa morbida e la si intinge nel condimento. Questa versione rappresenta la tradizione rustica delle fave bollite servite durante la festa.

Variante con fave fresche

La variante più vicina alla tradizione ragusana prevede l'uso di fave fresche. Procedura essenziale:

  • Sgranare le fave e, se sono grandi, eliminare la pellicina esterna.

  • Far appassire poca cipolla in olio extravergine d'oliva; aggiungere le fave, sale, pepe e poca acqua calda.

  • Cuocere per circa 15-20 minuti, fino a quando le fave diventano tenere.

  • A fine cottura si può aggiungere menta fresca oppure un filo d'olio a crudo. Alcune varianti includono anche un goccio di vino bianco.

Questa preparazione valorizza la freschezza del prodotto e ha un profilo gustativo più leggero rispetto alla versione secca.

Consumo, significato sociale e contesto

Durante la festa la pratica del mangiare le fave conserva un forte valore comunitario: sia nelle grandi caldaie all'aperto sia nelle cucine domestiche, il cibo viene condiviso con il vicinato. Secondo la tradizione popolare, la cena della festa comprende spesso vino rosso a tavola e poche aggiunte al piatto, a sottolineare la semplicità e l'aspetto condiviso dell'evento.

Oggi le pratiche possono variare per dimensioni e contesto, ma le fave restano un elemento simbolico della festa di San Giovanni: un ponte tra ritualità contadina e convivialità urbana che continua a essere praticato nelle comunità che mantengono viva questa tradizione.

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