Pentesilea al Teatro Biondo: mito, follia e la battaglia per l'umano

Prima nazionale a Palermo: Lina Prosa e Massimo Verdastro trasformano il duello mitico in una pièce sulla solitudine e la deriva contemporanea.

A cura di Redazione Redazione
06 novembre 2026 09:02
Pentesilea al Teatro Biondo: mito, follia e la battaglia per l'umano -
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Debutta in prima nazionale nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo, martedì 10 novembre alle ore 20.30, Pentesilea - Allenamento per la battaglia finale di Lina Prosa, nella messa in scena diretta da Massimo Verdastro. In scena si alternano Bruna Rossi e Alfonso Veneroso, dando voce a una pièce che porta il mito nel cuore della contemporaneità.

Lo spettacolo mette a sistema un team creativo definito: scene di Pier Paolo Bisleri, costumi di Dora Argento, luci di Marcello D’Agostino, drammaturgia musicale di Francesca Della Monica e dello stesso Verdastro, movimenti di scena con la collaborazione di Alessandra Fazzino. La produzione è del Teatro Biondo Palermo, in collaborazione con Associazione Arlenika ETS, e si inserisce nelle iniziative per il trentennale del Progetto Amazzone.

L'innesco narrativo strappa Pentesilea e Achille dalla gloria del mito per proiettarli in un luogo al confine tra reale e immaginario: forse un manicomio, forse un arcipelago di stanze che si affacciano su sabbia e mare. Sul palco convivono due celle gemelle: una donna che crede di essere Pentesilea e un uomo che pare prigioniero della propria melanconia, entrambi impegnati in un allenamento per una battaglia che si immagina ma non si consumarà.

Sul piano drammatico la scrittura di Lina Prosa privilegia il monologo febbrile: due flussi di coscienza che si rincorrono e si specchiano, nei quali la parola risulta spesso frammentata, a tratti lacerata, capace di alternare dolore e ironia. Come osserva il regista, "la parola, dove Eros e Thanatos convivono, risulta frammentata, lacerata, disperata, a tratti dolente, lasciando spazio però a inaspettati momenti ironici". Questa frattura linguistica è parte integrante della messa in scena.

Il punto di massima tensione — il climax — risiede nell'immaginazione dello scontro: la battaglia finale che non si vede ma che definisce entrambi i personaggi. È nella resa attesa e nel confronto a distanza che emergono la solitudine, la promessa d'amore e l'orrore; frammenti di memorie e gesti rituali (nastri, petali essiccati, cavalli immaginari) costruiscono un paesaggio emotivo in cui il mito è filtro per leggere una deriva umana.

La concretezza scenica accompagna la tensione simbolica: le scene, i costumi e le luci lavorano per isolare e insieme amplificare i corpi dei due interpreti; la durata è contenuta in circa 60 minuti, una scelta che accentua l'intensità concentrata della pièce e la consequenziale pressione emotiva sull'osservatore.

L'allestimento dialoga anche con un tema civile dichiarato: lo spettacolo è realizzato in occasione del trentennale del Progetto Amazzone, ideato da Anna Barbera e Lina Prosa per promuovere un approccio alla malattia e all'esperienza del cancro al seno attraverso il Mito, la Scienza e il Teatro. La collaborazione con Associazione Arlenika ETS lega quindi il lavoro artistico a una pratica di sensibilizzazione e memoria collettiva.

Programmazione e pratiche

La produzione replicherà al Teatro Biondo fino al 22 novembre. Il calendario prevede rappresentazioni il 10, 11, 12, 13, 14, 15, 17, 18, 19, 20, 21 e 22 novembre 2026 con orari alternati tra le 17.00 e le 20.30. La pièce è annunciata come un confronto scenico essenziale, in cui il lavoro attorale di Bruna Rossi e Alfonso Veneroso è chiamato a ricucire il senso di una scrittura che si compie nel fare scenico.

In chiave interpretativa, la messa in scena di Verdastro propone Pentesilea come simbolo di chi rifiuta l'assoggettamento alle norme, mentre Achille è ritratto nella sua melanconia e solitudine. Il regista pone il dilemma: l'umanità sceglie ancora la strada della guerra o può riscoprire quella dell'amore? Nell'ultima domanda che attraversa lo spettacolo, "In quale variante della Storia ci ameremo in pace?", si concentra la volontà del lavoro di non restare mera cronaca del mito, ma di interrogarne le ricadute sulla contemporaneità e sul presente sociale.

La proposta di Pentesilea al Biondo invita quindi a un'osservazione critica: non solo uno spettacolo su un mito, ma un dispositivo scenico che mette sotto luce conflitti di genere, memorie collettive e la tentazione pericolosa di una deriva verso l'orrore. Il pubblico è chiamato a misurarsi con immagini forti e con una drammaturgia che privilegia l'intensità e la riflessione piuttosto che la spettacolarità fine a sé stessa.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 06 novembre 2026

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