L'oratorio segreto palermitano dove putti di stucco custodiscono misteri barocchi

Oratorio di San Filippo Neri a Palermo, capolavoro serpottiano del 1688: stucchi vivi, virtù danzanti e vetrate fiamminghe nel Kalsa, salotto dei confrati ricchi.

12 febbraio 2026 12:00
L'oratorio segreto palermitano dove putti di stucco custodiscono misteri barocchi - Foto: Stendhal55/Wikipedia
Foto: Stendhal55/Wikipedia
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Nascita tra musica filippina e confrati devoti

Scendi lungo via Maqueda verso il Kalsa palermitano, e in un vicolo anonimo si nasconde l'Oratorio di San Filippo Neri: lo costruiscono nel 1688 i padri dell'Oratorio, devoti al santo romano che mescolava preghiera e canto corale per conquistare anime. L'esterno è un edificio severo, quasi ingannevole, ma varca il portale ligneo e ti trovi in un universo barocco che respira. Giacomo Serpotta, il genio locale nato nel quartiere nel 1656, vi arriva tra 1696 e 1713 con il fratello Giuseppe: trasforma pareti nude in palcoscenico vivo, dove lo stucco – materiale povero – diventa carne, drappi, emozioni. La volta a botte si illumina con l'affresco di Olindo Bonomo, Gloria di San Filippo tra angeli musicanti, mentre la navata unica guida lo sguardo alla tribuna come in un teatro sacro.wikipedia

Immagina confrati mercanti, notabili del Seicento, riuniti qui per litanie e opere pie: l'aria profumava di cera e ambizione, mentre Serpotta modellava putti paffuti che si arrampicavano su nubi soffici, sorreggevano corone o spiavano tra festoni di frutta. Quei bambini eterni non sono innocenti: hanno sguardi furbi, quasi adulti, che catturano la luce filtrata dalle vetrate fiamminghe del Cinquecento.artapp

Virtù che sussurrano e scene di vita santa

Sulle pareti lunghe si susseguono quadrilobi con busti di santi – Filippo estatico, Caterina da Siena, Tommaso d'Aquino – incorniciati da coppie di virtù allegoriche femminili: la Fede stringe l'ostia, la Speranza l'ancora, la Carità allatta un bimbo, la Fortezza regge la colonna spezzata. Sotto le finestre alte, piccoli teatrini in stucco narrano la vita del santo: miracoli tra folle, conversioni improvvise, estasi con violini angelici e flauti che sembrano suonare ancora. La tribuna d'altare, fasciata da colonne tortili e festoni opulenti, regge la pala di Antonio Ferraro con Filippo in gloria tra nubi. Quattro vetrate fiamminghe tingono tutto di blu e rosso: Annunciazione delicata, Natività calda, scene evangeliche che fanno danzare gli stucchi come in un sogno colorato.palermoviva

Serpotta muore nel 1732 lasciando tocchi finali al figlio Procopio, ma l'oratorio resta il suo testamento: confrati ricchi che finanziano carità, un barocco siciliano che eleva il quotidiano al divino, putti che giocano con cartocci come se il tempo si fosse fermato.wikipedia

Luci colorate che ravvivano anime di gesso

Oggi lo visiti su prenotazione, e la luce pomeridiana accende il bianco e l'oro: non un museo statico, ma un luogo dove Palermo barocca pulsa ancora, con tour notturni che fanno ridere i putti sotto fasci led. I locals lo conoscono come gemma serpottiana, meno turistica di Santa Cita ma altrettanto ipnotica, dove devozione e arte si fondono in un abbraccio eterno. È il Kalsa vero: vicoli che odorano di fritto e storia, un oratorio che sussurra "rimani, contempla".palermoviva

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