Scarcerato Giusto Vernengo: divieto di dimora a Palermo dopo l'arresto per presunto pizzo

Il Riesame sostituisce la misura cautelare per il figlio; il padre resta in carcere. L'indagine è partita dall'esposto di un imprenditore edile.

A cura di Redazione
19 febbraio 2026 09:31
Scarcerato Giusto Vernengo: divieto di dimora a Palermo dopo l'arresto per presunto pizzo -
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Giusto Vernengo è tornato libero: il Tribunale del Riesame ha sostituito la misura cautelare della detenzione con il divieto di dimora a Palermo, mentre per il padre, Giuseppe Vernengo, è stata confermata la permanenza in carcere. La decisione arriva a seguito dei ricorsi presentati dagli avvocati difensori.

L'arresto dei due era avvenuto il 5 febbraio, in un'operazione della polizia nel mandamento di Santa Maria di Gesù a Palermo. L'intervento era scaturito dall'esposto di un imprenditore che aveva denunciato presunte pressioni e minacce nel corso dei lavori per la realizzazione di un edificio.

Secondo l'esposto, padre e figlio avrebbero avanzato richieste di denaro e tenuto comportamenti intimidatori nei confronti dell'imprenditore edile. Dopo la denuncia, la Procura aveva disposto gli arresti che hanno portato all'apertura dell'indagine per presunta estorsione.

Decisione del Tribunale del Riesame

I giudici del Riesame hanno parzialmente accolto i ricorsi degli avvocati Giulio Bonanno e Salvina Mastrandrea, ritenendo che per alcune imputazioni manchino i gravi indizi di colpevolezza necessari a giustificare la misura detentiva. Per Giusto Vernengo la misura del carcere è stata dunque sostituita con il più lieve divieto di dimora nel comune di Palermo.

Per il padre, invece, il tribunale ha mantenuto la detenzione in cella, motivando la scelta con una diversa valutazione delle esigenze cautelari rispetto al figlio. La decisione segnala una distinzione giudiziaria tra i profili di responsabilità contestati ai due indagati.

La sostituzione della misura cautelare si inquadra nelle regole previste dal codice di procedura penale: il giudice valuta la necessità e la proporzionalità della misura in relazione al rischio di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato o di fuga. Nel caso in esame il Riesame ha ritenuto che per Giusto tali rischi fossero gestibili con limiti meno restrittivi della detenzione.

L'indagine resta aperta: gli uffici inquirenti continueranno gli accertamenti per chiarire la dinamica delle presunte richieste estorsive e la responsabilità degli indagati. Potrebbero seguire ulteriori atti istruttori, sospensioni d'incarichi o eventuali citazioni a giudizio a seconda degli esiti investigativi.

L'episodio riporta l'attenzione sulla pressione criminale nel settore edilizio a Palermo e sulla risposta investigativa delle forze dell'ordine nel mandamento di Santa Maria di Gesù. I prossimi sviluppi processuali saranno determinanti per ricostruire compiutamente i fatti e stabilire eventuali responsabilità penali.

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